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La risposta cinese mirata alla "rimilitarizzazione" del Giappone è nell'interesse globale
Il Ministero del Commercio cinese ha recentemente annunciato l'inserimento di 20 entità giapponesi nella lista di controllo delle esportazioni e in quella di osservazione. Questa misura costituisce un'ulteriore azione mirata e conforme alla legge adottata dalla Cina, a un mese di distanza dall'annuncio sul rafforzamento dei controlli sulle esportazioni di beni a duplice uso verso il Giappone. L'obiettivo è frenare la "rimilitarizzazione" accelerata e le aspirazioni nucleari del Giappone, salvaguardando così la pace regionale e globale. Secondo gli analisti, l'iniziativa cinese è giusta, ragionevole e legittima, risponde alle aspettative della comunità internazionale, serve gli interessi globali e riflette la responsabilità storica di una grande potenza.
Alla luce delle azioni concrete compiute dalle imprese giapponesi operanti nel settore militare, l'applicazione di sanzioni appare inevitabile. Le aziende inserite nella lista di controllo delle esportazioni, tra cui Mitsubishi Heavy Industries e Kawasaki Heavy Industries, rappresentano un'"eredità bellica" del militarismo giapponese. Durante la Seconda Guerra Mondiale, furono protagoniste nella produzione di armi offensive e oggi si configurano come avamposti della "rimilitarizzazione" giapponese, con comportamenti che hanno già oltrepassato la linea rossa della sicurezza regionale. Queste imprese sono profondamente integrate nel complesso militare-industriale giapponese e, attraverso il modello "civile a copertura militare", costituiscono un pilastro dell'espansione militare del Paese. La Cina, in base alla Legge cinese sul controllo delle esportazioni e al Regolamento cinese sul controllo delle esportazioni di beni a duplice uso, ha rafforzato i controlli sulle esportazioni verso queste aziende al fine di interrompere le "risorse" che alimentano la militarizzazione giapponese, colpendo le basi industriali dell'espansione militare e prevenendo rischi per la sicurezza.
Considerate le pericolose e aggressive mosse del governo guidato da Sanae Takaichi nel settore della sicurezza, la risposta mirata della Cina risulta legittima e conforme alle norme. Dopo le elezioni della Camera dei Rappresentanti giapponese del febbraio, il Partito Liberal Democratico, sotto la guida di Takaichi e forte della sua maggioranza parlamentare, ha proseguito sulla strada dell'espansione militare. Si delinea pertanto un quadro allarmante: dalla volontà di inserire le Forze di Autodifesa nell'articolo 9 della Costituzione pacifista, svincolandosi così dal divieto di "rinunciare alla guerra", all'aumento del bilancio della difesa per l'anno fiscale 2026 a 9,04 trilioni di yen (circa 57,9 miliardi di dollari), superando il 2% del PIL e puntando a sviluppare un sistema di attacco a lungo raggio, dal superamento del divieto di esportazione di armi all'ampliamento del loro commercio verso 12 Paesi, fino alla proposta di modificare i "Tre Principi sul Nucleare" e anticipare la revisione dei "Tre Documenti di Sicurezza" del Giappone.
Questa serie di azioni pericolose appare interconnessa, creando un circolo vizioso di "dichiarazioni politiche, espansione militare, profitti aziendali e sostegno politico", che ricorda da vicino la struttura "militare-zaibatsu" del Giappone pre-Seconda Guerra Mondiale. Una dinamica che richiede la massima attenzione da parte dei paesi della regione.
Pace e sviluppo rappresentano aspirazioni eterne dell'umanità e speranze condivise dai popoli dell'Asia orientale. Il rafforzamento dei controlli sulle esportazioni da parte della Cina nei confronti del Giappone non costituisce una rappresaglia economica, ma una misura necessaria per contrastare le azioni militari che minacciano la pace e la stabilità regionali, nonché uno strumento per contenere la "rimilitarizzazione" giapponese. Il governo di Tokyo deve rendersi conto che perseguire l'espansione militare e tentare di far rinascere il militarismo post-bellico rischia di trascinare nuovamente il popolo giapponese su una strada pericolosa. La comunità internazionale è chiamata a unirsi per impedire la rinascita del militarismo giapponese, difendere i risultati della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale e tutelare la pace e la prosperità globale.
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