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L'UE propone la legge industriale "Made in EU" suscitando preoccupazioni di protezionismo
Mercoledì 4 marzo la Commissione Europea ha proposto il controverso Industrial Accelerator Act (IAA) per dare priorità ai beni "Made in EU" nel sostegno pubblico e negli appalti, nonostante permangano profonde divisioni tra gli Stati membri dell'UE e il piano stia suscitando critiche da parte di alcuni partner commerciali dell'Unione.
In una bozza di proposta, la Commissione ha affermato che l'IAA si concentrerà su "settori strategici", tra cui le industrie ad alta intensità energetica, la produzione di tecnologie a zero emissioni nette e la filiera automobilistica, mentre Bruxelles punta ad aumentare la produzione manifatturiera al 20% del prodotto interno lordo dell'UE entro il 2035.
La bozza mira a integrare i criteri di sostenibilità, resilienza e "Made in EU" negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno statale per stimolare la domanda di prodotti realizzati nell'UE e a basse emissioni di carbonio, una disposizione che è stata considerata una tendenza al protezionismo e ha suscitato critiche da parte dei partner commerciali.
La proposta inasprirebbe inoltre le condizioni per gli investimenti diretti esteri in quelli che la Commissione definisce settori strategici, tra cui batterie, veicoli elettrici, solare fotovoltaico ed estrazione, lavorazione e riciclaggio di materie prime essenziali.
Per i maggiori investimenti in quei settori che superano i 100 milioni di euro, la bozza stabilisce requisiti di ammissibilità, tra cui un tetto massimo del 49% alla proprietà straniera e l'imposizione di obblighi di trasferimento tecnologico.
La proposta dell'IAA, un'iniziativa nell'ambito del Clean Industrial Deal dell'UE, è diventata un punto critico all'interno dell'Unione, evidenziando le divisioni tra i Paesi che spingono per regole più severe in materia di "preferenza UE" e altri che avvertono che rigidi requisiti di contenuto locale potrebbero distorcere le filiere di approvvigionamento, aggiungere burocrazia e provocare ritorsioni.
Gli Stati membri favorevoli al libero scambio, tra cui Irlanda e Paesi nordici, hanno avvertito che rigide soglie di contenuto locale potrebbero entrare in conflitto con i principi di libero mercato dell'UE e danneggiare le filiere di approvvigionamento consolidate. Anche diversi partner extra-UE, tra cui Gran Bretagna, Giappone e Stati Uniti, hanno espresso preoccupazione per le iniziative "Made in EU" e "Buy European".
Markus Ferber, membro del Parlamento europeo, ha criticato la legge definendola un approccio fuorviante e protezionistico. Ha affermato che l'industria europea è gravata da elevati costi energetici, da una regolamentazione eccessiva e da un debole slancio innovativo, e ha chiesto di ridurre la burocrazia, rendere l'energia più competitiva e concludere nuovi accordi di libero scambio.
"La forza dell'Europa risiede nell'eccellenza tecnologica e nell'apertura ai mercati, non nell'isolamento", ha affermato.
Wolfgang Grosse Entrup, presidente dell'Associazione Tedesca dell'Industria Chimica, ha descritto alcuni elementi della legge come esperimenti protezionistici e una pianificazione industriale eccessivamente dettagliata, dai requisiti "Acquista europeo" ai nuovi obblighi per i "prodotti a basse emissioni di carbonio".
"Entrambi probabilmente aumenteranno i costi e creeranno ancora più burocrazia, indebolendo ulteriormente l'Europa come sede commerciale", ha affermato.
La Camera di Commercio Cinese presso l'UE ha inoltre espresso rammarico per il fatto che l'UE stia rimodellando l'accesso al mercato attraverso le norme "Made in EU", il trasferimento forzato di tecnologia e un controllo più rigoroso degli investimenti esteri.
"Sebbene comprendiamo l'intenzione dell'UE di rafforzare la resilienza della filiera di approvvigionamento, l'attuale impostazione del disegno di legge potrebbe passare da un mercato aperto basato su regole a un sistema protezionistico esclusivo", ha affermato l'associazione imprenditoriale, aggiungendo che potrebbe inviare "un segnale incerto" agli investitori globali, comprese le imprese cinesi.
La bozza di legge passerà ora agli Stati membri dell'UE e al Parlamento europeo, che dovranno negoziare ed eventualmente approvare il testo finale.
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