Il crescente riarmo del Giappone minaccia l'ordine di pace postbellico

(Quotidiano del Popolo Online)mercoledì 22 aprile 2026
Il crescente riarmo del Giappone minaccia l'ordine di pace postbellico
Persone si radunano intorno all'edificio del Parlamento per protestare contro i tentativi del governo della Prima Ministra giapponese Sanae Takaichi di modificare la costituzione pacifista del Paese e per chiedere la tutela dell'Articolo 9, a Tokyo, Giappone. (19 aprile 2026 - Xinhua/Jia Haocheng)

Con una pericolosa svolta politica, martedì 21 aprile il governo giapponese ha ufficialmente allentato le norme sull'esportazione di armi, consentendo la vendita di armi letali. Il crescente riarmo militare del Giappone minaccia l'ordine di pace del dopoguerra.

Negli ultimi anni, il Giappone ha drasticamente riorientato la propria politica di sicurezza, aumentando le spese per la difesa, sviluppando armi offensive, espandendo i dispiegamenti militari e allentando le restrizioni sull'esportazione di armi.

Tali iniziative hanno violato gravemente gli strumenti dotati di efficacia giuridica secondo il diritto internazionale, quali la Dichiarazione di Potsdam e l'Atto di Resa del Giappone, che costituiscono il fondamento dell'ordine internazionale post-seconda guerra mondiale. La Dichiarazione stabilisce che il militarismo giapponese debba essere eliminato e impone al Giappone di essere completamente disarmato, vietandogli di mantenere industrie che gli consentirebbero di riarmarsi a fini bellici.

Tuttavia, in quanto nazione sconfitta, il Giappone non ha mai fatto veramente i conti con il proprio militarismo. I fatti storici sono stati edulcorati e mistificati nei libri di testo. Le forze di destra giapponesi mirano a svincolarsi dalla Costituzione pacifista del Paese per perseguire lo status di "potenza militare".

L'espansione delle esportazioni di armi fornirà un enorme impulso all'industria bellica giapponese. È allarmante constatare che, da quando Sanae Takaichi è entrata in carica come Prima Ministra, il Giappone ha intensificato la propria rimilitarizzazione e ha compiuto ripetute provocazioni rivolte alla Cina; tali azioni dovrebbero essere interpretate come forti segnali di una pericolosa rinascita militarista in Giappone.

Sotto la copertura delle cosiddette esigenze di difesa e di contrattacco, il Giappone ha rafforzato il dispiegamento di una serie di armi e attrezzature offensive, inclusi missili, nelle regioni adiacenti alla Cina. Tali dispiegamenti configurano una politica di difesa dal carattere più offensivo, espansionistico e pericoloso, che va ben oltre l'ambito della legittima difesa e della politica giapponese "esclusivamente orientata alla difesa".

Venerdì scorso, il Giappone ha inviato una nave delle Forze di Autodifesa nello Stretto di Taiwan, in quella che costituisce una deliberata provocazione. Questo episodio fa seguito alle precedenti e inopportune dichiarazioni rilasciate da Takaichi il 7 novembre dell'anno scorso in merito alla questione di Taiwan (Cina), le quali lasciavano intendere la possibilità di un intervento armato giapponese nello Stretto. Tali atti hanno smascherato appieno gli sconsiderati tentativi di alcuni politici giapponesi di minare la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan, compromettendo al contempo le fondamenta politiche delle relazioni sino-giapponesi e minacciando la sovranità e la sicurezza della Cina.

In un contesto correlato, martedì Takaichi ha inviato un'offerta rituale al famigerato Santuario Yasukuni, luogo in cui vengono onorati i criminali di guerra giapponesi di "Classe A". Funzionari e politici giapponesi hanno ripetutamente visitato il santuario o vi hanno inviato offerte rituali. Le azioni negative del Giappone su questo fronte costituiscono, in sostanza, un tentativo di eludere le proprie responsabilità storiche, una profanazione della giustizia storica, una provocazione nei confronti dei Paesi che hanno subito la sua aggressione e una sfida agli esiti della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Le guerre di aggressione del Giappone hanno inflitto sofferenze indicibili alla Cina e ad altri Paesi.

Quest'anno ricorre l'80° anniversario dell'inizio dei Processi di Tokyo, che hanno smascherato i terribili crimini dei militaristi giapponesi e li hanno consegnati alla giustizia. Tuttavia, i rilevanti cambiamenti politici attuati dal Giappone nei settori militare e della sicurezza costituiscono una potente prova del fatto che il militarismo rimane all'ordine del giorno nell'agenda nipponica. L'accelerata rimilitarizzazione del Giappone rappresenta una bomba a orologeria che minaccia la pace e la sicurezza globali, richiedendo una vigilanza accresciuta da parte della comunità internazionale.

Il Giappone deve compiere una scelta chiara: consentire che la tossica eredità del militarismo continui a crescere e a diffondersi, oppure intraprendere un confronto autentico e profondo con i crimini del proprio passato. Se il Giappone persisterà nel suo pericoloso percorso di rinascita militarista, finirà inevitabilmente per attirare il disastro su se stesso.

È fuori di ogni dubbio che la Cina e tutte le altre forze amanti della pace nel mondo non permetteranno mai al neo-militarismo giapponese di guadagnare terreno e di mettere a repentaglio la pace regionale. Esse vi si opporranno congiuntamente e con risolutezza.

(Web editor: Wu Shimin, Renato Lu)

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