- Scopri di più
Mosse pericolose: Il Giappone contesta i principi fondamentali della pace
![]() |
| Vignetta: Global Times/Liu Rui |
Il giorno successivo all'invio di un'offerta rituale al famigerato Santuario di Yasukuni, mercoledì 22 aprile la Prima Ministra giapponese Sanae Takaichi avrebbe effettuato un'ulteriore offerta, questa volta in denaro, presso il medesimo sito. Inoltre, martedì il governo giapponese ha ufficialmente rivisto i "tre principi sul trasferimento di equipaggiamenti e tecnologie di difesa", insieme alle relative linee guida attuative, al fine di consentire la vendita di armi all'estero.
Questa serie di mosse pericolose rivela ancora una volta i rischi insiti nella rapida rimilitarizzazione del Giappone.
La revisione dei limiti all'esportazione di equipaggiamenti di difesa costituisce un sostanziale svuotamento dello spirito fondante dell'Articolo 9 della Costituzione pacifista e rappresenta una svolta epocale nella politica di sicurezza del Giappone del dopoguerra. In passato, le esportazioni giapponesi di equipaggiamenti militari erano rigorosamente limitate a scopi non bellici. Tale revisione rimuove tale restrizione, il che significa che le armi letali di fabbricazione giapponese non solo potranno affluire nel mercato internazionale del commercio di armi, ma potrebbero persino, a determinate condizioni, essere impiegate in Paesi attualmente in conflitto.
Una volta infranto il tabù contro l'esportazione di armi letali, la "politica esclusivamente orientata alla difesa" del Giappone si riduce a una mera foglia di fico. L'obiettivo ultimo di questa tattica del "salami-slicing" (o "a fette sottili") è la revisione completa della Costituzione pacifista.
La natura delle offerte di Takaichi al Santuario Yasukuni è ancor più grave. Il Santuario Yasukuni non è meramente un luogo di culto; è il totem spirituale del militarismo giapponese. In questo momento cruciale, che segna l'ottantesimo anniversario dell'inizio del Processo di Tokyo, le palesi offerte di Takaichi al Santuario Yasukuni non costituiscono soltanto un flagrante calpestamento dei sentimenti dei popoli delle nazioni vittime della Seconda Guerra Mondiale, ma rappresentano altresì una negazione velata dei verdetti storici del Processo di Tokyo e una diretta provocazione contro l'ordine internazionale del dopoguerra. Tali iniziative, intraprese da una figura politica giapponese, mirano a onorare le promesse fatte alle forze conservatrici di destra interne al Giappone, a ripulire l'immagine della storia aggressiva del Paese attraverso mezzi subdoli, e a cancellare ulteriormente, all'interno della società giapponese, quel senso di colpa e di riflessione riguardo alle tragedie della guerra.
Queste pericolose mosse del Giappone formano, nel loro complesso, un circuito logico chiuso che segnala la recrudescenza dei "geni militaristi" del Paese. Mentre le sue politiche di sicurezza infrangono progressivamente, strato dopo strato, i tabù del dopoguerra, il Giappone si avvicina sempre più al rischio di un conflitto armato. Il Giappone ritiene che una mera narrazione incentrata sulla crisi sia insufficiente a sostenere una militarizzazione a lungo termine; essa deve essere integrata da una ridefinizione dei valori interni. La manovra delle forze di destra giapponesi, consistente nell'inviare offerte al Santuario Yasukuni, mira proprio a plasmare un'identità nazionale distorta a livello sociale, confezionando l'ideologia militarista sotto le spoglie di un "patriottismo" contemporaneo.
Il simultaneo potenziamento degli armamenti e dell'indottrinamento ideologico indica che il Giappone si sta attivamente discostando dal suo percorso postbellico di sviluppo pacifico. Il "Paese normale" che esso proclama di essere è, in sostanza, uno "Stato con capacità belliche", che cerca di scrollarsi di dosso il suo status di nazione sconfitta e di liberarsi dai vincoli della costituzione pacifista. In quanto potenza industriale che non ha ancora reciso completamente i legami con la sua storia di aggressione e che possiede una profonda competenza tecnologica, la "rimilitarizzazione" del Giappone avrà un impatto gravemente negativo sulla stabilità strategica nella regione Asia-Pacifico e oltre. La revoca del divieto di esportazione di armi letali potrebbe alimentare direttamente una corsa agli armamenti nella regione.
Purtroppo, molti Paesi non hanno ancora pienamente riconosciuto, né preso sul serio, i pericoli rappresentati dall'attuale svolta del Giappone. La "visione storica incentrata su Yasukuni" del Giappone e la sua frenesia militare hanno già iniziato a produrre pericolose ripercussioni, e la comunità internazionale dovrebbe percepire il pericolo insito in tutto ciò.
La comunità internazionale deve riconoscere che, quanto più il Giappone tenta di raggiungere una "normalizzazione" nazionale distorcendo la propria memoria storica, tanto più espone la sua pericolosa e "anomala" irrequietezza; e quanto più tenta di emendare la costituzione ed espandere il proprio apparato militare, tanto più rivela le sue ambizioni predatorie. È necessario che un numero maggiore di persone all'interno della società giapponese si svegli, poiché un "Paese normale" edificato su false narrazioni storiche e su una radicale espansione militare non garantirà mai al Giappone vera sicurezza e autonomia, bensì la conseguenza di un nuovo scivolamento nell'abisso.
people.cn © People's Daily Online




