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Cooperazione win-win
L'UE dovrebbe dare priorità a legami innovativi reciprocamente vantaggiosi con la Cina, anziché dipingere l'ascesa del Paese come uno shock.
Intervenendo al forum "Summer Davos" di Dalian lo scorso giugno, il Primo Ministro cinese Li Qiang ha introdotto il concetto di "China Opportunity 2.0". Più che un semplice slogan, esso rappresenta un tentativo di far comprendere al mondo la trasformazione economica della Cina: da "fabbrica del mondo" a piattaforma globale per l'innovazione.
L'edizione del 2026 del Summer Davos si è svolta in un momento significativo, caratterizzato da una crescita economica globale moderata, frammentazione geopolitica, incertezza commerciale e un'intensificazione della competizione tecnologica. In questo contesto, il tema del forum, "Innovating at Scale", ha colto una delle sfide cruciali del nostro tempo: l'innovazione da sola non basta più; la vera sfida risiede nella capacità di diffondere rapidamente l'innovazione in tutto il sistema produttivo e nella società nel suo complesso.
Se la prima fase dell'opportunità cinese si è fondata principalmente sulla straordinaria espansione del mercato interno, sull'apertura agli investimenti esteri e sull'integrazione nelle catene del valore globali, "China Opportunity 2.0" è sempre più trainata dalla capacità del Paese di generare innovazione, sviluppare tecnologie all'avanguardia e trasformarle rapidamente in applicazioni industriali su larga scala.
Numerosi dati internazionali indicano che il sistema di innovazione cinese ha raggiunto un nuovo livello di maturità. Negli ultimi anni, la Cina è diventata il principale detentore di domande di brevetto al mondo, uno dei maggiori investitori in ricerca e sviluppo, il più grande mercato per i veicoli elettrici e un leader globale nei settori delle batterie, delle energie rinnovabili, della robotica industriale, delle infrastrutture digitali e dell'intelligenza artificiale applicata. Università, imprese, istituti di ricerca ed enti locali operano sempre più all'interno di un ecosistema dell'innovazione integrato, capace di accelerare il trasferimento tecnologico dai laboratori alla produzione industriale.
Ciò che contraddistingue oggi il modello cinese non è solo la capacità di inventare nuove tecnologie, ma soprattutto la velocità con cui queste vengono implementate su larga scala. La rapida integrazione dell'intelligenza artificiale nei settori manifatturiero, logistico, sanitario, dei servizi pubblici e dei mercati di consumo offre forse l'esempio più evidente di questa capacità sistemica. È anche la logica alla base di recenti iniziative governative, come il programma "AI+", volto a creare nuove forme di economia intelligente e a migliorare la governance dell'IA.
In altre parole, in Cina l'innovazione si traduce rapidamente in realtà economica. Questa stretta integrazione tra ricerca scientifica, politica industriale e capacità manifatturiera è diventata uno dei tratti distintivi dell'attuale fase di sviluppo del Paese.
Il concetto di "China Opportunity 2.0" riflette dunque una trasformazione qualitativa. Le opportunità offerte dalla Cina risiedono, in parte, nella possibilità di partecipare a uno degli ecosistemi dell'innovazione più dinamici al mondo.
Questa evoluzione comporta implicazioni significative anche per l'Europa. Negli ultimi anni, le relazioni economiche tra Unione Europea e Cina sono state fortemente influenzate dall'Occidente, attraverso la lente del cosiddetto "de-risking". Rafforzare la resilienza delle filiere di approvvigionamento strategiche è certamente un obiettivo importante; tuttavia, come suggeriscono gli sviluppi attuali, il rischio è che il dibattito politico si concentri quasi esclusivamente sulla competizione, trascurando le opportunità derivanti da una cooperazione tecnologica selettiva e reciprocamente vantaggiosa.
L'UE e la Cina rimangono due delle maggiori economie mondiali e condividono interessi comuni in svariati ambiti, tra cui la transizione energetica, il cambiamento climatico, l'invecchiamento della popolazione, la sicurezza alimentare, la sanità pubblica, la digitalizzazione industriale e lo sviluppo dell'IA a fini benefici.
Alcune delle principali sfide del XXI secolo richiedono economie di scala, investimenti ingenti e innovazione continua. Nessun Paese, indipendentemente dal proprio livello di sviluppo, possiede tutte le risorse necessarie per affrontare tali sfide da solo.
In quest'ottica, "China Opportunity 2.0" può essere intesa anche come un'opportunità di cooperazione scientifica e industriale. L'Europa continua a vantare significativi punti di forza competitivi nella ricerca di base, nella produzione di precisione, nella chimica, nelle biotecnologie e nella produzione industriale di fascia alta. La Cina, dal canto suo, offre applicazioni innovative di ricerca e sviluppo in crescita, capacità ingegneristiche e industriali avanzate, una base manifatturiera estremamente ampia, una notevole capacità di investimento e un mercato interno in grado di commercializzare rapidamente le innovazioni.
Tali caratteristiche sono potenzialmente complementari anziché intrinsecamente contrapposte. Naturalmente, permangono differenze importanti. Questioni quali l'accesso al mercato, la tutela della proprietà intellettuale, la trasparenza normativa e le condizioni di concorrenza continuano a influenzare le relazioni bilaterali. Sarebbe irrealistico ignorare tali aspetti. Ciononostante, affrontare queste divergenze attraverso il dialogo e soluzioni negoziate risulta generalmente più produttivo rispetto alla progressiva riduzione delle opportunità di cooperazione.
L'esperienza dimostra costantemente che l'innovazione prospera in ambienti caratterizzati da apertura, scambio di conoscenze, mobilità dei talenti e investimenti internazionali. Al contrario, la crescente frammentazione tecnologica rischia di rallentare il progresso scientifico globale, far lievitare i costi di sviluppo e ridurre la capacità dell'umanità di affrontare sfide comuni.
In quest'ottica, il messaggio emerso dal forum "Summer Davos" va ben oltre i confini della Cina. La questione centrale è come riformare il sistema internazionale e promuovere diverse forme di cooperazione tra il Nord e il Sud del mondo, nonché tra i Paesi del Sud globale, per garantire che i benefici dell'innovazione siano ampiamente condivisi.
La Cina considera l'innovazione scientifica e tecnologica come uno dei principali motori della modernizzazione nazionale, dell'aumento della produttività, di una crescita di qualità e della competitività internazionale a lungo termine. In questo quadro, innovazione, sviluppo industriale e pianificazione strategica sono visti come elementi profondamente interconnessi. A prescindere dal fatto che si condivida o meno tale modello, che è in continua evoluzione, è difficile negare che esso abbia portato a risultati significativi in diversi settori tecnologici e manifatturieri. Per questo motivo, comprendere la trasformazione economica della Cina è diventato un imperativo analitico, ancor prima che politico.
L'Europa si trova ora di fronte a una scelta importante. L'Europa non dovrebbe continuare a osservare la trasformazione cinese principalmente attraverso la lente della competizione geopolitica. Può invece adottare un approccio più articolato, capace di distinguere tra gli ambiti in cui la competizione è necessaria e quelli in cui la cooperazione continua a generare vantaggi reciproci.
"China Opportunity 2.0" non implica l'assenza di competizione, né elimina le divergenze negli interessi nazionali. Suggerisce piuttosto che, nell'odierna economia della conoscenza, l'innovazione e l'interdipendenza rimarranno dimensioni inscindibili dello sviluppo economico globale. Per l'Europa, riconoscere questa realtà con pragmatismo potrebbe rivelarsi uno dei compiti fondamentali dei prossimi anni.
(L'autore è professore associato di studi internazionali presso il Laboratorio BRICS dell'Eurispes (Italia) e visiting scholar presso il Centro di ricerca sulla costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso della China Foreign Affairs University.
L'autore ha contribuito con questo articolo a China Watch, un think tank promosso da China Daily. Le opinioni espresse non riflettono necessariamente quelle di China Daily.)

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