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Al corrente | Nuovo ciclo di scarico di acque contaminata da sostanze radioattive di Fukushima, il Giappone lascia al mondo l'onere dei costi
La Tokyo Electric Power Company Holdings (TEPCO), gestore della centrale nucleare giapponese di Fukushima Daiichi gravemente danneggiata, ha avviato il 6 luglio il ventunesimo ciclo di scarico in mare di acqua contaminata da sostanze radioattive.
L'operazione proseguirà fino al 24 luglio e prevede il rilascio di circa 7.800 tonnellate d'acqua contenenti trizio radioattivo dall'attività di circa 1.300 miliardi di becquerel.
Il processo è iniziato nel 2023, quando il Giappone ha proceduto unilateralmente con lo scarico, nonostante le forti preoccupazioni e la ferma opposizione della comunità internazionale.
Il Giappone ha finora completato 20 cicli di scarico, rilasciando complessivamente circa 157.000 tonnellate di acqua contaminata.
Da quando il governo giapponese ha approvato il piano per scaricare in mare oltre un milione di tonnellate di acqua contaminata proveniente dalla centrale di Fukushima Daiichi, tale iniziativa, che ignora le preoccupazioni della comunità internazionale, è diventata una questione politica globale che coinvolge gli interessi di molte parti in causa.
Uno studio di simulazione condotto da un team di ricerca dell'Università Tsinghua ha precedentemente evidenziato che, una volta immessa nell'oceano, l'acqua contaminata potrebbe diffondersi nella maggior parte del Pacifico settentrionale e raggiungere le coste del Nord America in circa 1.200 giorni, ovvero all'incirca 3,3 anni.
Il piano della TEPCO prevede un arco temporale di circa 30 anni per completare lo scarico di tutta l'acqua contaminata della centrale nucleare di Fukushima. Finora, il Giappone ha rilasciato solo un decimo circa del totale.
Poiché lo scarico in mare è diventato una pratica ricorrente, l'attenzione dell'opinione pubblica sulla questione sembra essersi affievolita rispetto alla diffusa indignazione suscitata dal primo scarico, mentre la vigilanza sui potenziali rischi per gli ecosistemi marini è gradualmente diminuita.
È esattamente ciò che il Giappone ha sempre auspicato. Lasciare che il tempo diluisca le responsabilità e allenti il controllo pubblico.
Lo scarico comporta rischi latenti, cumulativi e a lungo termine, con potenziali ripercussioni ecologiche e sanitarie che richiedono grande attenzione.
Non si tratta di un rischio acuto per la salute con effetti immediati; i suoi impatti negativi potrebbero continuare ad accumularsi e diffondersi in modo impercettibile per un lungo periodo di tempo.
Il rapporto completo sulla valutazione della sicurezza dell'acqua trattata con il sistema ALPS presso la centrale nucleare di Fukushima Daiichi, pubblicato dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) il 4 luglio 2023, ha rilevato che l'Advanced Liquid Processing System (ALPS) "non rimuove tutto il materiale radioattivo. Piccole quantità di diversi radionuclidi rimangono nell'acqua (sebbene ben al di sotto dei limiti normativi) anche dopo il trattamento, e il trizio non viene affatto rimosso dal sistema ALPS".
Tali sostanze radioattive residue potrebbero potenzialmente accumularsi lungo le catene alimentari marine ed entrare infine nella catena alimentare umana, comportando rischi persistenti per la salute delle popolazioni residenti lungo la costa del Pacifico settentrionale nei decenni a venire.
La decisione unilaterale del Giappone di scaricare nell'oceano acqua contaminata da sostanze nucleari costituisce una grave violazione del diritto internazionale.
Procedendo con il piano senza una piena comunicazione e consultazione con tutte le parti interessate, né il raggiungimento di un ampio consenso internazionale, il Giappone ha gravemente violato i propri obblighi, sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, di proteggere e preservare l'ambiente marino.
Ad oggi, i politici giapponesi non hanno riflettuto sui propri errori né hanno interrotto questa pratica egoistica che danneggia l'interesse pubblico globale. Al contrario, hanno presentato lo scarico come una politica nazionale consolidata e lo hanno utilizzato come strumento di competizione geopolitica, ignorando le domande e le critiche della comunità internazionale, nonché le preoccupazioni dei propri cittadini.
Prima e dopo il suo insediamento, la Prima Ministra giapponese Sanae Takaichi ha continuato a evitare di riconoscere l'illegalità dello scarico, si è ripetutamente opposta all'uso da parte della comunità internazionale del termine oggettivo "acqua contaminata da materiale nucleare" e ha promosso attivamente i prodotti agricoli derivati da Fukushima, il tutto senza curarsi della sicurezza ecologica globale e delle preoccupazioni dell'opinione pubblica.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, molti Paesi occidentali hanno seguito un modello di sviluppo basato sul principio "prima inquina, poi ripulisci".
Con l'ascesa dei movimenti ambientalisti globali, i Paesi si sono gradualmente allontanati da una mentalità di sviluppo antropocentrica e hanno costruito un consenso globale sulla governance ambientale.
Tuttavia, sulla questione di Fukushima, molti Paesi occidentali sono rimasti in silenzio, hanno deliberatamente tollerato le azioni del Giappone e le hanno persino attivamente sostenute e approvate, anteponendo ristretti calcoli geopolitici alla sicurezza ecologica marina globale.
L'attuale quadro normativo internazionale è privo di meccanismi correttivi vincolanti e non è in grado di arrestare efficacemente lo scarico, da parte del Giappone, di acqua contaminata da sostanze nucleari. Di conseguenza, il Giappone ha potuto trasferire sul resto del mondo i costi della gestione del proprio incidente nucleare e delle relative conseguenze ecologiche.
La vita marina non può partecipare alle dispute geopolitiche umane o ai dibattiti sulle norme internazionali, né può far sentire la propria voce per difendere la propria sopravvivenza. Tuttavia, ciò non conferisce all'umanità il diritto di sfruttare senza freni le risorse marine per ristretti interessi personali, ignorando al contempo la crisi di sopravvivenza che minaccia gli ecosistemi marini e la vita oceanica.
Il continuo scarico in mare di acqua contaminata da sostanze nucleari da parte del Giappone è un atto estremamente egoistico e irresponsabile, contrario alla moralità internazionale. Tale pratica deve cessare immediatamente.
(L'autore è ricercatore associato presso l'Istituto di Studi Giapponesi dell'Accademia Cinese delle Scienze Sociali.)


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