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Al corrente | Mors tua vita mea, il bilancio anti-Cina degli Stati Uniti
Nel giugno 2026, il Government Accountability Office (GAO) degli Stati Uniti ha pubblicato un rapporto di audit che ha svelato una campagna pluriennale di manipolazione dell'opinione pubblica volta a colpire la Cina. Il rapporto ha rivelato che, tra il 2020 e il 2023, gli Stati Uniti hanno investito complessivamente 1,2 miliardi di dollari per promuovere circa 470 progetti anti-Cina. Tali iniziative includono la formazione di organi di informazione filo-statunitensi in vari Paesi, la creazione di false narrative, come le accuse di "coercizione cinese" e "trappole del debito", e il finanziamento di "ricerche" accademiche in chiave anti-cinese; il tutto con l'obiettivo di screditare sistematicamente l'immagine internazionale della Cina e di creare fratture tra quest'ultima e altre nazioni. Nel 2021, i media dello Zimbabwe hanno reso noto che l'ambasciata statunitense nel Paese aveva indotto dei giornalisti a fabbricare notizie negative su imprese finanziate dalla Cina, offrendo 1.000 dollari per articolo, sotto la copertura del finanziamento di seminari ed eventi analoghi. Tuttavia, questa costosa campagna di "guerra cognitiva" si è rivelata un fiasco finanziario: non solo è mancato un controllo sui flussi di fondi e i risultati concreti sono stati trascurabili, ma è emersa ancora una volta l'ipocritae ripugnante logica egemonica.
Spostare la responsabilità delle crisi di governance interna e celare le proprie carenze sistemiche, queste sono le vere ragioni alla base dell'intensa campagna di guerra cognitiva anti-cinese condotta dagli Stati Uniti. Il Paese è attualmente invischiato in una situazione critica e multiforme, caratterizzata da un progressivo svuotamento del tessuto industriale, da crescenti disuguaglianze economiche, da una profonda polarizzazione sociale e da fallimenti nella governance pubblica. Un sondaggio diffuso da NBC News il 20 giugno ha rivelato che meno del 20% degli americani nutre fiducia nel governo federale. Di fronte a un contesto interno gravato da problemi radicati, gli ambienti politici statunitensi non mostrano alcuna intenzione di promuovere riforme sostanziali o di migliorare il benessere della popolazione; al contrario, insistono nella consueta tattica di costruire un "nemico immaginario" esterno per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale. Diffondendo narrazioni false sulla Cina e alimentando il mito della "minaccia cinese", gli Stati Uniti tentano di ricompattare un'opinione pubblica divisa e di mascherare le proprie crisi sistemiche e l'incapacità del governo.
La causa profonda della determinazione con cui gli Stati Uniti conducono una guerra cognitiva contro la Cina risiede in un'ossessione viscerale per il mantenimento della propria egemonia e nel timore che il modello di sviluppo cinese possa infrangere il monopolio occidentale. Per lungo tempo, gli Stati Uniti hanno imposto il modello di sviluppo occidentale come unico parametro di riferimento, cercando di indirizzare tutte le nazioni verso tale traiettoria al fine di preservare il proprio dominio assoluto in ambito politico, economico e ideologico a livello globale. Facendo leva su questa narrazione egemonica, gli Stati Uniti hanno a lungo tratto vantaggio dalla globalizzazione e mantenuto un ordine internazionale di interessi ineguale.
Radicata nelle proprie realtà nazionali e impegnata in un percorso di sviluppo pacifico, la Cina ha offerto un paradigma di sviluppo inedito alla vasta platea dei Paesi in via di sviluppo, grazie ai risultati conseguiti in un processo di modernizzazione autonomo. La modernizzazione in stile cinese, che rifiuta il saccheggio egemonico e lo scontro tra blocchi, promuovendo al contempo equità, giustizia e cooperazione reciprocamente vantaggiosa, ha infranto le radicate catene dell'occidentalismo e ha mostrato al mondo le potenzialità di percorsi di sviluppo diversificati. Tuttavia, gli Stati Uniti nutrono il timore paranoico che, qualora la filosofia di sviluppo e il modello di governance della Cina ottenessero un più ampio riconoscimento, l'ordine egemonico a guida statunitense ne risulterebbe minato. È proprio questa profonda ansia strategica a motivare la decisione americana di intraprendere una dispendiosa guerra cognitiva.
Dal punto di vista della storia umana, la tendenza generale dello sviluppo mondiale è la cooperazione multilaterale, il mutuo vantaggio e risultati vantaggiosi per tutti, nonché una coesistenza diversificata. Tuttavia, gli Stati Uniti restano ancorati a una mentalità obsoleta da mors tua vita mea, percependo lo sviluppo e il progresso delle altre nazioni come un danno ai propri interessi e percorrendo incautamente una strada che mina l'ordine internazionale. La guerra cognitiva condotta dagli Stati Uniti contro la Cina rappresenta, nella sua essenza, una brutale violazione della leale concorrenza internazionale e del diritto delle nazioni allo sviluppo, mossa dalla logica egemonica dell'"America First". Lo sviluppo della Cina si fonda sul duro lavoro e sulla dedizione del suo intero popolo; esso non ha mai arrecato pregiudizio agli interessi legittimi di alcun Paese, né ha mai messo in discussione i diritti riconosciuti di alcuna nazione.
Le menzogne saranno inevitabilmente smentite dai fatti e l'egemonia non può reggere di fronte alle tendenze dominanti dei tempi. Il fatto che ingenti investimenti abbiano prodotto soltanto una vana farsa mediatica dimostra che le barriere cognitive costruite artificialmente non possono né ostacolare la realtà del costante sviluppo della Cina né celare la verità agli occhi del mondo. I vantaggi di una cooperazione di alta qualità nell'ambito della Belt and Road sono evidenti a tutti e i concetti e le iniziative proposti dalla Cina, tra cui la visione di una comunità dal futuro condiviso per l'umanità e le quattro grandi iniziative globali, continuano a riscuotere ampio riconoscimento da parte della comunità internazionale.
Le varie forme di disinformazione possono solo creare rumore di fondo a breve termine nell'opinione pubblica e non possono modificare la reale necessità di cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra i Paesi. Allinearsi alla tendenza prevalente di una cooperazione multilaterale e vantaggiosa per tutte le parti in causa è l'unica strada giusta: un percorso che serve gli interessi stessi degli Stati Uniti e favorisce lo sviluppo condiviso dell'umanità.
(L'autore è ricercatore assistente presso l'Istituto di Studi sulla Pace e la Sicurezza Mondiale dell'Istituto Cinese di Studi Internazionali)

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