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L'Europa fa i conti con i danni mentre i fiumi si abbassano e gli incendi boschivi impongono evacuazioni
Ondate di caldo incessanti, iniziate a maggio, hanno trascinato l'Europa in un'estate di estremi: i principali fiumi sono scesi a livelli minimi quasi record, il traffico fluviale è stato fortemente limitato e la produzione di energia è sotto pressione; nel frattempo, violenti incendi hanno imposto evacuazioni in Spagna e Francia e reso necessari interventi di emergenza in Portogallo, Grecia e nei Balcani.
Secondo i dati di agenzie governative e istituti di ricerca, quest'anno oltre 25.000 persone hanno perso la vita nella regione a causa di quattro ondate di caldo; una quinta ondata, che sta investendo il continente questa settimana, minaccia di causare ulteriori disagi e problemi di salute pubblica, infrangere altri record di temperatura e penalizzare ulteriormente l'attività economica.
Il clima europeo sta cambiando più rapidamente di quello di qualsiasi altro continente, mettendo a dura prova le finanze pubbliche, danneggiando le colture, alimentando la volatilità dell'inflazione, trasformando le dinamiche del turismo e imponendo una revisione delle modalità con cui l'Unione produce energia e trasporta merci.
"Ciò che rende il 2026 particolarmente preoccupante dal punto di vista economico è il verificarsi di molteplici eventi estremi", ha dichiarato a Reuters l'economista Sehrish Usman, dell'Università di Mannheim. "Si pensi alle ondate di caldo, alla siccità, agli incendi... questi fenomeni si verificano simultaneamente e spesso nelle stesse aree, amplificandone l'impatto complessivo".
La stagione degli incendi boschivi si avvia a diventare la più grave mai registrata in Europa, con quasi 543.000 ettari bruciati, principalmente in Spagna, Francia e Italia, secondo una ricerca pubblicata lunedì 17 agosto dall'agenzia europea per il clima Copernicus.
Dall'inizio dell'anno sono stati rilevati 1.599 incendi: un dato leggermente inferiore ai 1.635 registrati entro il 10 agosto 2025, ma più del doppio rispetto alla media a lungo termine di 686 roghi.
Commentando gli incendi di questa settimana, Laurence Rouil, direttrice del Servizio di monitoraggio dell'atmosfera di Copernicus presso il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), ha dichiarato: "Il mese scorso ha visto un'attività di incendi eccezionale in tutta l'Europa occidentale, sia in termini di superficie bruciata che di emissioni.
"Il cambiamento climatico sta portando sempre più spesso quelle condizioni di caldo e siccità che favoriscono incendi vasti e ad alta intensità nell'Europa meridionale, estendendo al contempo la stagione degli incendi verso nord. Gli incendi di maggiori dimensioni producono più fumo e lo immettono a quote più elevate nell'atmosfera; ciò consente al fumo di percorrere distanze maggiori e di influire sulla qualità dell'aria non solo a livello locale, ma su un'area molto più vasta.
"Anche i Paesi che solitamente registrano pochi incendi potrebbero subire sempre più gli effetti del trasporto di fumo a lunga distanza, pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza".
Gli scienziati avvertono che il cambiamento climatico di origine antropica, amplificato dalle condizioni legate a El Niño sta mantenendo le temperature elevate per tutta la stagione.
Samantha Burgess, responsabile della strategia climatica presso l'ECMWF, ha affermato che le temperature roventi e la siccità persistente si sono alimentate a vicenda, innescando una spirale di caldo estremo, mentre il cambiamento climatico accresce la frequenza e l'intensità delle ondate di calore.
"Sistemi di alta pressione persistenti hanno intrappolato il calore sull'Europa occidentale; le temperature estreme hanno inoltre aggravato la siccità diffusa. Quando il suolo si inaridisce, perde la capacità di offrire un raffreddamento naturale, favorendo un più rapido accumulo di calore", ha spiegato Burgess. "Questo è un chiaro esempio di come il cambiamento climatico stia intensificando gli estremi termici, con il caldo e la siccità che si alimentano a vicenda in misura crescente".
I costi per l'agricoltura, il turismo, i servizi sanitari e i trasporti in tutto il continente europeo sono in costante aumento. Il caldo e la siccità hanno ridotto i livelli idrici dei fiumi Reno e Danubio, imponendo gravi restrizioni in tratti strategici che hanno limitato il carico delle merci trasportate via nave e la produzione di energia idroelettrica.
Secondo ING Economics, i disagi sul Reno potrebbero ridurre di circa 0,3 punti percentuali la crescita del PIL tedesco quest'anno. Un'analisi della compagnia assicurativa tedesca Allianz stima inoltre che la sola ondata di caldo di due settimane verificatasi a giugno ridurrà il PIL europeo in misura analoga. L'analisi prevede che, entro il 2030, il cambiamento climatico sottrarrà tra il 5% e il 7% alla crescita delle economie più esposte, tra cui Spagna, Francia e Italia.
Usman ha affermato che l'impatto economico delle ondate di caldo del 2026 in Europa si farà sentire ancora a distanza di anni.
"Ci si aspetterebbe che i danni maggiori si concentrino nell'anno in cui si verifica l'evento estremo per poi attenuarsi, ma noi riscontriamo l'opposto", ha dichiarato Usman. "L'impatto economico cresce negli anni successivi, poiché il fenomeno meteorologico estremo innesca una catena di conseguenze economiche a lenta evoluzione".
Secondo le stime pubblicate da AccuWeather, quest'estate gli incendi estremi hanno comportato costi economici superiori a 15 miliardi di euro, includendo danni a colture, proprietà e infrastrutture, nonché le spese per le operazioni di spegnimento, la rimozione dei detriti e le richieste di risarcimento assicurativo previste.
Jonathan Porter, capo meteorologo di AccuWeather, ha dichiarato: "Queste condizioni mettono a rischio vite umane e mezzi di sussistenza, riducono la produzione agricola e creano gravi rischi per la salute a causa del fumo e della scarsa qualità dell'aria. Le ripercussioni economiche potrebbero aggravarsi ulteriormente, dato che la stagione degli incendi è ancora in corso in tutta Europa".
La scorsa settimana, il Commissario europeo per l'Ambiente ha annunciato che l'UE solleciterà gli Stati membri a investire maggiormente nella gestione ambientale per ridurre il rischio di incendi boschivi.
"La prevenzione è la prima linea di difesa... è evidente che dobbiamo investire di più nella natura", ha dichiarato a Reuters Jessika Roswall, Commissaria europea per l'Ambiente. "Non è un lusso: se non agiamo i costi sono destinati a crescere. Sto lavorando con gli Stati membri e i ministri sull'urgenza di investire, non solo per proteggere le nostre case e le vite umane, ma anche per tutelare le nostre industrie".
Esperti del clima, decisori politici e istituzioni finanziarie internazionali hanno chiesto a gran voce di accelerare gli investimenti per rendere le infrastrutture critiche resilienti ai cambiamenti climatici, al fine di salvaguardare le economie.
Senza un adattamento più rapido, i disagi di quest'estate potrebbero rivelarsi un'anticipazione di ciò che ci attende, piuttosto che un evento isolato.
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