L'Italia introduce un tetto del 30% agli alunni stranieri, scatenando il dibattito sulle politiche di integrazione

(Quotidiano del Popolo Online)lunedì 28 settembre 2026

Studenti aspettano di entrare nelle aule di una scuola superiore all'inizio del nuovo semestre a Roma. (12 settembre 2022 - Str/Xinhua)

Studenti aspettano di entrare nelle aule di una scuola superiore all'inizio del nuovo semestre a Roma. (12 settembre 2022 - Str/Xinhua)

Il governo italiano ha approvato un decreto che introduce un tetto del 30% alla presenza di determinati studenti stranieri nelle classi scolastiche; si tratta di una misura volta a favorire l'integrazione, ma che ha già suscitato critiche da parte dei sindacati della scuola e dei dirigenti scolastici riguardo alla sua necessità e fattibilità.

Secondo il decreto approvato giovedì 24 settembre dal Consiglio dei Ministri, il limite del 30% non si applica semplicemente in base alla cittadinanza, bensì agli studenti con cittadinanza straniera che hanno una scarsa esperienza nel sistema scolastico italiano e competenze linguistiche inadeguate in italiano.

Nella scuola primaria, la norma riguarda gli alunni non nati in Italia che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, si applica agli studenti stranieri che non hanno completato con successo almeno tre anni di scolarizzazione in Italia.

Il Ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha dichiarato che attualmente circa 34.000 classi presentano una percentuale di studenti stranieri superiore al 30%. Ha inoltre osservato che gli studenti stranieri di prima generazione possiedono, in media, una minore preparazione linguistica in italiano e che il tasso di "dispersione scolastica implicita" – ovvero il mancato raggiungimento delle competenze richieste – è più elevato tra gli studenti stranieri rispetto a quelli italiani.

"Il nostro obiettivo è mettere la lingua italiana al centro, come strumento fondamentale di integrazione", ha affermato Valditara.

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso il provvedimento come un tentativo di prevenire le cosiddette "classi ghetto", sostenendo che concentrare un numero elevato di studenti con scarse competenze linguistiche in italiano nella stessa classe potrebbe ostacolarne l'integrazione e influire sull'ambiente di apprendimento per gli altri alunni.

Il decreto prevede inoltre delle deroghe nei casi in cui il limite del 30% non possa essere ragionevolmente rispettato, ad esempio per motivi legati alla residenza o alla situazione familiare degli studenti. Le scuole che non riusciranno a conformarsi alla norma potranno accedere a fondi specifici destinati al potenziamento dell'insegnamento della lingua italiana; il governo ha stanziato 17,5 milioni di euro a tal fine, prevedendo ulteriori risorse per programmi extracurricolari di lingua italiana.

Un'altra disposizione controversa impone ai genitori di bambini che presentano gravi difficoltà linguistiche e di integrazione di frequentare corsi gratuiti di lingua italiana organizzati tramite i servizi sociali. La mancata partecipazione può comportare sanzioni pecuniarie comprese tra i 200 e i 1.000 euro.

Il pacchetto di misure ha tuttavia incontrato una forte opposizione da parte dei rappresentanti del mondo della scuola.

La Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni parla durante una conferenza stampa a Roma. (9 gennaio 2026 - Alberto Lingria/Xinhua)

La Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni parla durante una conferenza stampa a Roma. (9 gennaio 2026 - Alberto Lingria/Xinhua)

Il sindacato degli insegnanti FLC CGIL ha criticato il decreto definendolo un intervento "propagandistico" e avulso dalla realtà della scuola italiana, sostenendo che non affronta questioni quali gli stipendi dei docenti e il precariato. L'associazione dei dirigenti scolastici DirigentiScuola ha espresso dubbi sulla concreta attuabilità della misura, in particolare a anno scolastico già avviato.

Secondo l'agenzia di stampa ANSA, la polemica riflette anche un dibattito più ampio sull'opportunità di puntare sul sostegno linguistico e sulla ridistribuzione degli studenti come strumenti principali di integrazione, o se invece l'introduzione di un tetto numerico possa generare nuove difficoltà amministrative e logistiche per le scuole situate in aree ad alta presenza di immigrati.

Il decreto rientra in un più ampio pacchetto di misure scolastiche che vieta inoltre agli studenti di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto, incluso l'uso di burqa o niqab, prevedendo sanzioni pecuniarie comprese tra i 200 e i 1.000 euro. Qualora lo studente sia minorenne, la multa viene comminata ai genitori.

Studenti seguono una lezione in una scuola superiore all'inizio del nuovo semestre a Roma. (12 settembre 2022 - Str/Xinhua)

Studenti seguono una lezione in una scuola superiore all'inizio del nuovo semestre a Roma. (12 settembre 2022 - Str/Xinhua)

(Web editor: Wu Shimin, Renato Lu)

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