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Promuovere uno sviluppo equilibrato e lungimirante negli scambi commerciali tra Cina e UE
Si è recentemente tenuta a Beijing la seconda riunione ordinaria del meccanismo di consultazione Cina-UE su commercio e investimenti. Al termine di colloqui a porte chiuse, le due parti hanno raggiunto un'intesa su 16 punti riguardanti quattro aree chiave: equilibrio commerciale e degli investimenti, controlli sulle esportazioni, diritti di proprietà intellettuale e riforma dell'OMC. Hanno dimostrato così, con azioni concrete, che le frizioni sono gestibili, il dialogo è percorribile e una guerra commerciale non giova agli interessi di nessuna delle due parti.
In Unione Europea è cresciuta la preoccupazione per il deficit commerciale con la Cina. L'UE ha più volte sottolineato i dati relativi al disavanzo nel commercio di beni, inquadrando tale squilibrio come una questione di primaria importanza. In realtà, il panorama degli scambi commerciali tra Cina e UE è caratterizzato da una dinamica in cui "il surplus commerciale è a favore della Cina, mentre i profitti vanno all'Europa": sebbene l'UE registri un deficit nel commercio di beni, mantiene da tempo un avanzo in quello dei servizi. La crescente pressione commerciale sull'Unione Europea deriva sia da mutamenti nel panorama del commercio globale, sia da fattori industriali interni. In particolare, l'impatto dei veicoli cinesi a nuova energia sul settore automobilistico tedesco ha spinto l'UE a esercitare una pressione esterna collettiva; nel contempo, Paesi come la Francia e la Germania hanno promosso l'introduzione di strumenti di politica commerciale mirati.
Il nuovo meccanismo di consultazione serve a gestire le crisi e a mitigare i rischi economici e commerciali. Entrambe le parti hanno riaffermato il ruolo della Cina e dell'UE come partner commerciali chiave, stabili ed equilibrati, e hanno concordato di affrontare le divergenze nell'ambito delle norme dell'OMC. Gli esperti hanno osservato che esistono due vie per raggiungere l'equilibrio commerciale: un approccio negativo, basato su barriere protezionistiche volte a ridurre il volume degli scambi, e un approccio positivo, incentrato su aggiustamenti strutturali nel contesto di una crescita commerciale continua. Il secondo approccio amplia l'ambito degli interessi condivisi attraverso un'apertura reciproca, rifiutando le guerre commerciali e promuovendo il progresso economico di entrambe le parti. Quest'ultima è la strada scelta dalla Cina e dall'UE; le due parti hanno inoltre confermato che il terzo incontro periodico si terrà nel marzo 2027.
Questo consenso rappresenta solo il primo passo verso la risoluzione della questione; l'aspetto cruciale risiede nella successiva fase di attuazione. Il voto dell'UE sui veicoli elettrici, previsto per novembre, costituirà un indicatore fondamentale. Lo squilibrio commerciale tra Cina e UE rappresenta una sfida strutturale che non può essere risolta appieno attraverso una o due sole tornate di consultazioni. Anche l'opinione pubblica europea ha rilevato che le problematiche commerciali non possono essere sanate curando patologie interne con misure esterne. L'UE dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento della propria competitività industriale, poiché l'incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo e il consolidamento del mercato interno costituiscono le soluzioni fondamentali.
L'aggregato economico di Cina e UE supera un terzo del totale mondiale, mentre il loro volume di scambi commerciali ne rappresenta oltre un quarto. Nel primo semestre del 2026, il commercio di beni tra Cina e UE è cresciuto del 14,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e la maggior parte delle imprese dell'UE presenti in Cina intende mantenere o espandere le proprie attività. Una relazione economica e commerciale stabile e sana tra Cina e UE non solo va a beneficio dei cittadini e delle imprese di entrambe le parti, ma infonde anche un senso di certezza nell'economia e nelle filiere di approvvigionamento globali.
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