La serie giapponese "Vivant" attribuisce ai cinesi le torture commesse dall'esercito imperiale giapponese

(CRI Online)venerdì 30 ottobre 2026

La seconda stagione della serie televisiva giapponese "Vivant", trasmessa dall'emittente TBS, continua a registrare ascolti elevati. Tuttavia la trama ha suscitato forti polemiche per alcune rappresentazioni considerate estremamente distorte.

La serie presenta in particolare scene in cui agenti dell'intelligence cinese sottopongono agenti giapponesi a torture, tra cui l'amputazione delle dita e la perforazione dell'addome con oggetti appuntiti, metodi che presentano forti somiglianze con le torture inflitte dall'esercito imperiale giapponese ai combattenti cinesi durante la guerra di resistenza contro l'aggressione giapponese. La serie, capovolgendo la realtà storica, ha attribuito alla Cina contemporanea pratiche commesse in passato dalle truppe giapponesi, con l'intento di alimentare contrapposizioni e sentimenti di ostilità. Non solo, la serie tenderebbe anche a presentare sotto una luce favorevole le operazioni giapponesi condotte all'estero oltre i limiti delle proprie competenze, sfumando i confini delle funzioni delle Forze di autodifesa giapponesi e veicolando indirettamente una narrazione di carattere espansionistico.

Oltre a questa produzione televisiva, dal 2015, il Ministero degli Esteri giapponese ha stanziato complessivamente oltre 56 miliardi di yen nell'ambito della cosiddetta "comunicazione strategica all'estero", fondi che sono stati utilizzati per screditare la Cina nell'opinione pubblica e a distorcere la narrazione storica.

Nel bilancio per l'anno fiscale 2027, il Ministero degli Esteri giapponese ha inoltre previsto per la prima volta una voce di finanziamento specifica per l'intelligenza artificiale, ufficialmente destinata a "contrastare la guerra cognitiva".

Secondo le accuse riportate, tali risorse verrebbero impiegate per diffondere su vasta scala, attraverso modelli avanzati di intelligenza artificiale, interpretazioni storiche distorte, ricorrendo anche a pratiche di cosiddetto data poisoning o inquinamento dei dati, ovvero la manipolazione deliberata dei dati utilizzati dai sistemi di intelligenza artificiale.

(Web editor: Wu Shimin, Renato Lu)

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