Studio sulle impronte digitali suggerisce che donne e bambini abbiano contribuito alla realizzazione dell'Esercito di terracotta

(Quotidiano del Popolo Online)lunedì 02 novembre 2026
Studio sulle impronte digitali suggerisce che donne e bambini abbiano contribuito alla realizzazione dell'Esercito di terracotta
Impronte digitali su una statuetta in terracotta. (Foto fornita a China Daily)

Un recente studio sulle impronte digitali sta mettendo in discussione la convinzione, radicata da tempo, che l'Esercito di Terracotta sia stato realizzatio esclusivamente da manodopera maschile.

L'analisi di 79 impronte digitali ben conservate sulle statue di argilla suggerisce, in realtà, il contrario. Gli scienziati hanno misurato la larghezza media delle creste delle impronte digitali utilizzando un modello bayesiano. A differenza di molti studi precedenti, questa ricerca integra sia la larghezza media delle creste che la loro densità (ovvero il numero di creste presenti in un dato spazio), anziché considerarle come parametri indipendenti. I risultati indicano che solo il 45% delle impronte apparteneva ad adulti di sesso maschile; circa il 33% proveniva da donne adulte, mentre il 22% circa era riconducibile a giovani di età inferiore ai 15 anni.

Questi dati forniscono la prima prova biologica quantitativa dell'impiego di una forza lavoro eterogenea, che includeva donne e bambini. È possibile che essi abbiano preso parte alle fasi di produzione, trasporto e assemblaggio delle figure in terracotta.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Cultural Heritage ed è frutto della collaborazione tra il Museo del Mausoleo dell'Imperatore Qinshihuang a Xi'an (nella provincia dello Shaanxi) e la Facoltà di Archeologia dell'Università dello Shandong a Jinan (nella provincia dello Shandong).

Delle 79 impronte digitali rinvenute, 73 sono impronte superficiali, lasciate dagli artigiani che hanno esercitato una pressione diretta sull'argilla ancora umida durante le fasi di modellazione e rifinitura. Le restanti sei sono state impresse mentre gli artigiani maneggiavano piccoli elementi in argilla già sagomati, come borchie per armature o cinture, per applicarli al manufatto.

Le impronte sono state individuate principalmente su singoli componenti realizzati in precedenza, tra cui teste, braccia ed elementi di armature. Tale distribuzione conferma un metodo produttivo ben documentato: le parti venivano modellate all'interno di stampi o a mano, per poi essere assemblate una ad una.

La presenza di impronte riconducibili a giovani individui è coerente con le testimonianze storiche che descrivono il coinvolgimento di ragazzi come assistenti dei maestri artigiani, secondo il sistema di apprendistato in vigore durante la dinastia Qin.

Ulteriori conferme giungono da frammentarie testimonianze testuali, tratte da documenti giuridici dell'epoca Qin e da reperti archeologici. Alcune iscrizioni su oggetti in lacca riportano termini quali da nvzi (donna adulta), xiao nvzi (ragazza) e xiao nanzi (ragazzo), indicando che donne e minori prendevano parte alla produzione di manufatti in lacca sotto la supervisione dello Stato.

"Se questo schema si estendesse anche al massiccio progetto di produzione dell'Esercito di Terracotta rimane una questione cruciale ancora irrisolta, con significative implicazioni per la nostra comprensione dei sistemi lavorativi e dell'organizzazione sociale della dinastia Qin", ha affermato Li Xiaoxi, archeologo del museo che ha guidato la ricerca.

Il sistema di registrazione dei nuclei familiari della dinastia Qin fissava a 15 anni l'età in cui si diventava idonei al lavoro e al servizio militare. Le norme prevedevano inoltre che le donne condannate potessero essere impiegate nei lavori di terra. A ciò si aggiungeva l'esistenza di laboratori statali che offrivano programmi di apprendistato, durante i quali maestri artigiani impartivano una formazione specifica. Secondo lo studio, l'insieme di queste regole e pratiche costituiva il quadro istituzionale che consentiva a donne e minori di partecipare a grandi progetti di costruzione.

Prove del coinvolgimento femminile in grandi opere edilizie nell'antichità sono emerse anche da altri reperti. Sui mattoni dell'antica cinta muraria di Nanjing, costruita tra la fine della dinastia Yuan (1271-1368) e l'inizio della dinastia Ming (1368-1644), sono stati incisi nomi comunemente associati a figure femminili; lasciare il proprio nome era un modo per attestare il contributo fornito al lavoro. Inoltre, in un laboratorio di ceramica nello Shaanxi sono stati rinvenuti resti ossei femminili, che si ritiene appartenessero ad artigiane vissute durante la dinastia Zhou occidentale (circa XI secolo – 771 a.C.).

"La costruzione delle mura di Nanjing e della capitale imperiale Ming fu un'impresa statale che richiese l'impiego di milioni di lavoratori provenienti da tutto il Paese. La popolazione era diminuita drasticamente dopo le guerre alla fine della dinastia Yuan, il che rese inevitabile il contributo delle donne alla forza lavoro", ha affermato Zhao Mengwei, direttore del dipartimento di studi accademici del centro di ricerca sulle mura di Nanjing.

"Alcuni indizi sparsi ci permettono di dedurre che un numero considerevole di donne abbia partecipato. Lavoravano come artigiane nelle fornaci, occupandosi della cottura dei mattoni della città, oppure come operaie, svolgendo mansioni come la preparazione dell'argilla e il trasporto della terra per la produzione dei mattoni. Le competenze nella cottura dei mattoni potevano essere tramandate di generazione in generazione all'interno delle famiglie di artigiani, oppure apprese temporaneamente a causa del pesante carico di lavoro", ha affermato.

È lecito supporre che, oltre ai gravosi compiti legati alla cottura dei mattoni e alla costruzione, molte altre donne si siano occupate di attività logistiche, come la preparazione dei pasti per gli artigiani e per i lavoratori reclutati. "Sebbene non siano menzionati nei testi storici, i loro contributi sono stati fondamentali. Ciò dimostra che il patrimonio culturale è l'eredità creata dalle grandi masse popolari", ha aggiunto.

(Web editor: Wu Shimin, Renato Lu)

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