Studiosi da tutto il mondo ripercorrono la storia della Via della Seta nello Xinjiang

(Quotidiano del Popolo Online)martedì 03 novembre 2026

Un tempo fiorente crocevia lungo la Via della Seta, nella Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang (Cina nord-occidentale), l'antico regno di Kucha ha lasciato tracce della sua ricca storia in musei e collezioni di tutto il mondo.

Dipinti murali buddisti, sculture e manoscritti provenienti dal regno di Kucha, noto anche come antico Stato di Qiuci (traslitterazione in pinyin cinese), sono oggi conservati a Berlino, San Pietroburgo, Tokyo e in altre località.

Ricostruirne il passato richiede dunque ai ricercatori di lavorare oltre i confini nazionali, mettendo in comune le proprie competenze. La comprensione del passato di Kucha è diventata, a tutti gli effetti, un impegno accademico di portata internazionale.

Questo obiettivo condiviso ha richiamato a Urumqi, capoluogo dello Xinjiang, oltre 180 studiosi provenienti da 15 Paesi e regioni, che hanno preso parte a un simposio di due giorni intitolato Towards Anxi from Afar: simposio accademico degli studi su Qiuci, conclusosi domenica 1 novembre.

Studiosi provenienti da Cina, Gran Bretagna, Germania, Italia, Giappone, Pakistan e altri Paesi si sono confrontati sui risultati delle loro ricerche riguardanti testi antichi, religione, archeologia e conservazione del patrimonio culturale.

Situata tra i monti Tianshan e il deserto del Taklimakan, l'antica regione di Kucha comprendeva territori corrispondenti agli odierni distretti di Kuqa, Baicheng, Xayar e Xinhe, nella regione dello Xinjiang.

Per secoli, quest'area ha rappresentato un punto d'incontro tra diverse civiltà: la seta e la carta cinesi viaggiavano verso ovest lungo le rotte commerciali, mentre il buddismo proveniente dall'India, le influenze artistiche persiane e i mercanti sogdiani giungevano verso est.

Nel corso del simposio, Rong Xinjiang, professore presso la Peking Uiversity e presidente della Società Cinese per gli Studi su Dunhuang e Turpan, ha presentato una nuova ricerca su un epitaffio tombale rinvenuto a Kuqa nel 2025.

Per i ricercatori stranieri, rimanere aggiornati sulle scoperte archeologiche nello Xinjiang rappresenta un motivo importante per mantenere stretti legami con gli studiosi cinesi.

"Mantenere i contatti con i colleghi di tutto il mondo, in particolare in Cina, è fondamentale", afferma Caren Dreyer, ricercatrice presso il Museo d'Arte Asiatica di Berlino. "Ci permette di essere sempre informati sui nuovi ritrovamenti e di partecipare attivamente alla comunità scientifica internazionale".

Secondo Erica Hunter, studiosa dell'Università di Cambridge specializzata in reperti e manoscritti siriaci rinvenuti a Turpan, il valore di tali incontri risiede nella possibilità di riunire testimonianze che, altrimenti, rimarrebbero separate dalla distanza geografica.

Gli studiosi russi possono condividere materiali provenienti da San Pietroburgo, mentre i ricercatori tedeschi possono discutere di quelli conservati a Berlino, spiega Hunter. Altrettanto rilevanti sono le diverse interpretazioni che i vari studiosi apportano alle proprie ricerche.

Negli ultimi quattro anni, Hunter ha visitato più volte lo Xinjiang per condividere le sue ricerche sui manoscritti siriaci scoperti nella regione. A suo avviso, tali scambi aiutano gli studiosi a superare le barriere e a imparare gli uni dagli altri. "È un processo bidirezionale, il che è estremamente importante".

Durante la sua prima visita nello Xinjiang, lo studioso pakistano Fawad Khan ha seguito gli interventi con vivo interesse, sottolineando come il simposio abbia rappresentato una preziosa opportunità di apprendimento per i ricercatori.

Gli scambi hanno inoltre rispecchiato una crescente enfasi sulla collaborazione internazionale negli studi sulla Via della Seta, poiché le istituzioni cinesi ampliano la cooperazione accademica in campi che vanno dagli studi su Turpan e Qiuci alla ricerca sull'antica città di Beiting.

Per la studiosa italiana Erica Forte, il simposio ha rappresentato anche un'occasione di ritrovo: parlando in cinese con i colleghi, ha potuto riallacciare i rapporti con vecchi amici e docenti che l'avevano sostenuta durante il suo percorso di studi.

Per lei, tali conversazioni rispecchiano ciò che da sempre conferisce significato alla Via della Seta: le connessioni tra persone e culture. Gli studiosi si sono riuniti per condividere i risultati delle proprie ricerche, confrontare le rispettive prospettive e approfondire la conoscenza di un regno che, un tempo, si trovava al crocevia tra diverse civiltà.

(Web editor: Feng Yuxin, Renato Lu)

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