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Popolazione benestante della Cina in aumento
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| Veduta di un centro commerciale a Wuhan, provincia dello Hubei. (maggio 2026 - Li Hui/China Daily) |
Nonostante le incertezze e le difficoltà nel mercato globale, la fascia della popolazione cinese benestante, in crescita, mantiene fiducia nella propria situazione finanziaria e rimane attiva; tuttavia, il loro impegno nella pianificazione a lungo termine appare ancora del tutto insufficiente, secondo un recente rapporto di settore.
Il "China Rising Affluent Financial Well-Being Index" (Indice del benessere finanziario della classe benestante emergente in Cina), giunto quest'anno alla decima edizione consecutiva, con l'ultimo rapporto pubblicato il 27 ottobre, ha registrato il più ampio incremento su base annua dal 2021, attestandosi a 71,99 punti, con un aumento di 1,64 punti rispetto all'anno precedente.
Secondo gli esperti dello Shanghai Advanced Institute of Finance (SAIF) della Shanghai Jiao Tong University e del fornitore globale di servizi finanziari Charles Schwab — i curatori dell'indice — tale risultato è sostenuto da progressi positivi in tutte e quattro le dimensioni analizzate: fiducia degli investitori, pianificazione, gestione patrimoniale e utilizzo di servizi finanziari.
La classe benestante emergente in Cina, composta da individui con un reddito personale annuo compreso tra 125.000 e 1 milione di yuan (circa 18.800 - 150.400 dollari) e un patrimonio investibile inferiore a 1 milione di dollari, ha mostrato una crescente fiducia finanziaria sin dal lancio dell'indice nel 2017. Monitorare con attenzione questo segmento è fondamentale, poiché, grazie alla loro crescente ricchezza e alla domanda sempre più pressante di servizi di gestione patrimoniale, essi sono destinati a diventare una forza trainante nel rimodellare il settore finanziario cinese, ha affermato Thomas Pixley, direttore generale di Charles Schwab (Shanghai).
Le ragioni di tale ottimismo sono cambiate negli ultimi tre anni, evolvendosi da una situazione caratterizzata da redditi familiari stabili e previsioni di aumento dei prezzi degli immobili, verso una fase segnata dalla ripresa dei mercati finanziari e da una crescente fiducia delle persone nelle proprie capacità di gestione del patrimonio.
Tuttavia, tra la fascia emergente della popolazione cinese benestante, la pianificazione risulta inadeguata. Sebbene il sottoindice relativo alla pianificazione sia leggermente salito a 36,21 rispetto all'anno precedente, il valore si mantiene comunque su livelli storicamente bassi. Solo il 54,9% dei 4.588 intervistati ha predisposto piani finanziari, una percentuale inferiore del 20% rispetto a dieci anni fa. La maggior parte degli intervistati identifica i propri obiettivi finanziari semplicemente con una crescita annua del patrimonio pari al 10%. Pochi hanno elaborato una pianificazione sistematica per la pensione o per l'istruzione dei figli.
"Per alcuni, la pianificazione è superflua, dato che dispongono di redditi stabili o sono soddisfatti della loro attuale condizione finanziaria. Altri ritengono che la pianificazione finanziaria odierna possa non essere valida in scenari futuri, qualora dovessero verificarsi cambiamenti significativi. Si tratta, in ogni caso, di un presupposto errato: l'idea che la pianificazione finanziaria sia statica. In realtà, essa è un processo dinamico che richiede revisioni periodiche", ha affermato Wu Fei, docente presso la SAIF.
Emerge uno scenario complesso per quanto riguarda la percezione e i comportamenti effettivi in materia di gestione del patrimonio.
I profili di rischio percepiti dalla fascia di popolazione benestante, in costante crescita, sono diventati sempre più polarizzati. Rispetto al 2017, la quota di intervistati che si definiscono investitori "conservatori" o "aggressivi" è aumentata, rispettivamente, del 52,2% e del 45%. Tuttavia, la liquidità e i depositi a termine rappresentano quasi la metà del totale dei loro investimenti. Se si includono i prodotti di gestione patrimoniale offerti dalle banche, gli attivi a basso rischio arrivano a costituire circa il 70% dei loro portafogli complessivi. Persino tra coloro che si considerano investitori "aggressivi", la quota di liquidità e depositi a termine raggiunge il 44,5%: una percentuale che supera di gran lunga le aspettative prevalenti nel settore a livello globale.
Secondo Wu, mentre l'interesse per il settore immobiliare, in passato l'investimento principale per le famiglie cinesi, è in calo, i prodotti finanziari non hanno ancora colmato tale vuoto.
"Ciò evidenzia una fase di transizione nel settore finanziario cinese, in cui le istituzioni che offrono consulenza professionale sugli investimenti dovrebbero intervenire e puntare a uno sviluppo significativo", ha aggiunto.
Lisa Hunt, amministratrice delegata presso Charles Schwab, ha suggerito che, in Cina, i fondi comuni di investimento potrebbero ricoprire un ruolo di maggiore rilievo.
Essendo intrinsecamente diversificati, tali prodotti possono favorire una maggiore attività di gestione patrimoniale, sia negli stili di investimento passivi che in quelli attivi, ha affermato Hunt.
Chen Peng, presidente di Morningstar in Cina, fornitore di servizi di investimento, ha dichiarato che è necessario ampliare l'entità e il raggio d'azione del capitale a lungo termine, come quello dei fondi pensione. Secondo Chen, occorrerebbe inoltre incrementare la quota di tali capitali destinata al mercato azionario; ciò andrebbe a beneficio sia delle aziende di qualità, in termini di performance, sia degli interessi degli investitori.
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