Le multinazionali vedono ancora la Cina come una scommessa industriale a lungo termine (2)

(Quotidiano del Popolo Online)lunedì 20 aprile 2026
Le multinazionali vedono ancora la Cina come una scommessa industriale a lungo termine
Cerimonia di inaugurazione della seconda Linea di Assemblaggio Finale (FAL) di Airbus per gli aeromobili della famiglia A320 a Tianjin, nel nord della Cina. (22 ottobre 2025 - Xinhua/Sun Fanyue)

In un'economia globale sempre più incerta, molte aziende multinazionali scelgono ancora di rafforzare la propria presenza in Cina. Sono attratte da una combinazione che rimane difficile da eguagliare: una filiera industriale ben sviluppata, un mercato vasto e un contesto politico stabile che continua a sostenere gli investimenti esteri.

Ciò spiega anche perché le aziende radicate da tempo in Cina non si limitino a mantenere la propria posizione, ma stiano espandendosi, localizzando le attività e, in alcuni casi, utilizzando il Paese come base per servire altri mercati. I loro investimenti si stanno integrando sempre più strettamente nelle filiere industriali locali, con effetti visibili in settori che spaziano dalle attrezzature per l'agricoltura intelligente e la logistica della catena del freddo, fino ai semiconduttori e all'assemblaggio di aeromobili.

A Yangling, polo agricolo situato nella provincia dello Shaanxi, nel nord-ovest della Cina, spesso descritto come la "città dell'agro-scienza" del Paese, la McCain Foods, azienda con sede in Canada, gestisce una linea di produzione in grado di sfornare 100.000 tonnellate di patatine fritte e altri prodotti a base di patate all'anno. Lo stabilimento, dal valore di 200 milioni di dollari statunitensi, ha avviato le proprie attività nel 2023.

Quest'anno McCain celebra il suo 30° anniversario in Cina. L'azienda ha inaugurato il suo primo stabilimento asiatico per la produzione di patatine fritte a Harbin, nella provincia dello Heilongjiang, Cina nord-orientale, nel 2005. Da allora, ha costruito in Cina una filiera relativamente completa, che spazia dalla coltivazione alla trasformazione fino alla distribuzione. Secondo un rapporto aziendale, McCain ha collaborato con gli agricoltori locali per sviluppare oltre 1 milione di mu (circa 66.667 ettari) di coltivazioni di patate di alto livello, creando più di 100.000 posti di lavoro.

Per McCain, la Cina non rappresenta semplicemente un mercato di sbocco; è un luogo in cui è possibile costruire una filiera agricola su vasta scala. Pierre Danet, Presidente regionale per l'Asia-Pacifico e il Sudafrica di McCain, ha dichiarato che l'azienda continuerà ad agire da ponte per la cooperazione tra Cina e Canada attraverso il commercio agricolo, lo scambio tecnologico e lo sviluppo sostenibile, contribuendo al contempo alla modernizzazione del settore agricolo cinese.

Le autorità locali prevedono che il progetto di Yangling porti benefici che vanno oltre il semplice incremento della produzione. Zhang Huiya, vicedirettrice dell'Ufficio per la Promozione degli Investimenti della Zona di Dimostrazione Industriale Agricola ad Alta Tecnologia di Yangling, ha affermato che l'iniziativa potrebbe contribuire ad attrarre imprese correlate nei settori della conservazione a freddo, della ricerca e sviluppo sui prodotti a base di patate e delle attrezzature per l'agricoltura intelligente.

Si prevede inoltre che il progetto sostenga la ricerca sul miglioramento genetico delle patate, in collaborazione con la Northwest A&F University, con l'obiettivo a lungo termine di favorire la creazione di un distretto industriale dedicato alla patata nella provincia dello Shaanxi.

Robin Xing, capo economista di Morgan Stanley China, ha osservato che la capacità della Cina di integrare le filiere industriali è quasi insostituibile a livello globale. Anche in un contesto esterno meno favorevole, ha sostenuto, le dimensioni del mercato e la stabilità dell'ambiente imprenditoriale continuano a sostenere le imprese straniere che operano nel Paese.

Dati recenti suggeriscono sostanzialmente la stessa cosa. Secondo il Ministero del Commercio cinese, nei primi due mesi del 2026 sono state costituite a livello nazionale 8.631 nuove imprese a partecipazione estera, con un aumento del 14% su base annua. L'effettivo utilizzo degli investimenti esteri nei settori ad alta tecnologia è cresciuto del 20,4%, raggiungendo i 63,21 miliardi di yuan (circa 9,21 miliardi di dollari).

Tali punti di forza risultano particolarmente difficili da eguagliare in settori che dipendono dalle economie di scala, da fitte reti di fornitori e da ecosistemi produttivi strettamente integrati. Nel 2012, Samsung Electronics ha insediato il suo unico stabilimento estero per la produzione di chip di memoria all'interno della Zona di Sviluppo delle Industrie ad Alta Tecnologia di Xi'an. Attualmente, tale struttura rappresenta circa il 40% della produzione aziendale di memorie flash NAND. L'anno scorso Samsung ha investito nello stabilimento di Xi'an 465,4 miliardi di won — pari a circa 313,72 milioni di dollari— registrando un incremento del 67,5% rispetto all'anno precedente.

Tale investimento ha contribuito a consolidare un più ampio ecosistema dei semiconduttori. Ren Junfeng, vicedirettore del comitato di gestione della zona di sviluppo, ha dichiarato che, a partire dal 2010, l'area ha attratto oltre 40 imprese a capitale coreano, con un volume complessivo di investimenti superiore ai 32 miliardi di dollari. Intorno a Samsung si è sviluppato un polo dei semiconduttori che abbraccia le fasi di progettazione, produzione, packaging, collaudo, nonché la fornitura di materiali e attrezzature.

Casi come questi dimostrano che, per gli investitori esteri, la Cina offre oggi non soltanto l'accesso al mercato, ma anche la possibilità di inserirsi in un più vasto ecosistema industriale e dell'innovazione. Il Paese ha proseguito nel suo percorso di allentamento delle restrizioni sugli investimenti esteri; in particolare, i limiti all'accesso al mercato nel settore manifatturiero sono stati ormai completamente rimossi.

Secondo le linee guida del 15° Piano Quinquennale della Cina (2026-2030) per lo sviluppo economico e sociale nazionale, il Paese amplierà ulteriormente la propria apertura, in particolare nel settore dei servizi; migliorerà il sostegno e la tutela per gli investitori stranieri; e incoraggerà le imprese estere a istituire sedi regionali e centri di ricerca, nonché a effettuare ulteriori reinvestimenti sul territorio nazionale.

Questo radicamento più profondo può generare anche un effetto di ricaduta che si estende oltre i confini della Cina. A Tianjin, città portuale della Cina settentrionale, lo scorso ottobre Airbus ha inaugurato la seconda linea di assemblaggio finale per gli aeromobili della famiglia A320: si tratta della seconda linea di questo tipo sia in Cina che nell'intera regione asiatica. Ciò lascia intendere qualcosa di ben più significativo di una semplice strategia di ingresso nel mercato. Per alcune multinazionali, la Cina sta diventando non solo una destinazione per i capitali, ma anche parte integrante della loro architettura produttiva globale.

È per questo motivo che, nonostante il clamore generato dall'incertezza globale, molte imprese estere non sembrano intenzionate a fare un passo indietro rispetto alla Cina. Al contrario, stanno rafforzando ulteriormente la propria presenza.

(Web editor: Feng Yuxin, Renato Lu)

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